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F. Cassano

Bisogna essere lenti. [...] Pensare a piedi. Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina. [...] E' suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo. [...] Andare lenti è il filosofare di tutti, vivere ad un'altra velocità, più vicini agli inizi e alle fini. [...] Andare lenti significa poter scendere senza farsi male, [...] ringraziare il mondo, farsene riempire. C'è più vita in dieci chilometri lenti e a piedi che in una rotta transoceanica che ti affoga nella tua solitudine progettante, un'ingordigia che non sa digerire.

 

P. Picasso

Non c'è nulla
di più difficile
di una linea.

R. Queneau

I gemiti del dolore, i lamenti della sofferenza sono all'origine del linguaggio; e più precisamente il desiderio dell'infelice di descriversi, lui e le sue sventure. L'azione collettiva è possibile senz'altro aiuto che il gesto o l'abbozzo, ma la sventura ha bisogno del linguaggio, e lo forgia. Tutto il narrativo nasce dall'infelicità degli uomini.

R. Carver

E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?
Si.
E cos'è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla terra.

B. Munari

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, decorazioni [...]. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere e quando ci si deve fermare. Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l'essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. La semplificazione è il segno dell'intelligenza: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.

Sono un punto. Sempre stata un punto. Innamorata delle linee.

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Wednesday 10th of March 2010

L'Illustrazione

E' l'amore per le storie che mi porta all'illustrazione. L'amore per l'immagine che racconta e per il testo che rimanda. L'amore per le vertigini narrative.

La Grafica

Occuparsi di grafica significa creare e distribuire forme. E per quanto io possa comprendere ha più a che fare coi vuoti e con le pause che coi colori e i riempimenti.

La Fotografia

Se l'illustrazione è il mio linguaggio biografico e la grafica il mio linguaggio professionale, la fotografia è solo un gioco col mondo.

Mostra: La verità vi prego sull'amore

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Dicono alcuni che amore è un bambino,

e alcuni che è un uccello,

alcuni che manda avanti il mondo, e alcuni che è un'assurdità,


e quando ho domandato al mio vicino,

che aveva tutta l'ara di sapere,

sua moglie si è seccata e ha detto che

non era il caso, no.


Assomiglia a una coppia di pigiami,

o al salame dove non c'è da bere?

Per l'odore può ricordare i lama,

o avrà un profumo consolante?


E' pungente a toccarlo, come un pruno,

o lieve come morbido piumino?

E' tagliente o ben liscio lungo gli orli?

La verità, vi prego sull'amore.


I manuali di storia ce ne parlano

in qualche noticina misteriosa,

ma è un argomento assai comune

a bordo delle navi da crociera;


ho trovato che vi si accenna

nelle cronache dei suicidi,

e l'ho visto persino scribacchiato

sul retro degli orari ferroviari.


Ha il latrato di un alsaziano a dieta,

o il bum-bum di una banda militare?

Si può farne una buona imitazione

su una sega o uno Steinway da concerto?


Quando canta alle feste, è un finimondo?

Apprezzerà soltanto roba classica?

Smetterà se si vuole un po' di pace?

La verità, vi prego, sull'amore.


Sono andato a guardare nel bersò

lì non c'era mai stato;

ho esplorato il Tamigi e Maidenhead,

e poi l'aria balsamica di Brighton.


Non so che cosa mi cantasse il merlo,

o che cosa dicesse il tulipano,

ma non era nascosto nel pollaio,

e non era nemmeno sotto il letto.


Sa fare delle smorfie straordinarie?

Sull'altalena soffre di vertigini?

Passerà tutto il tempo alle corse,

o strimpellando corde sbrindellate?


Avrà idee personali sul denaro?

E' un buon patriota o mica tanto?

Ne racconta di allegre, anche se spinte?

La verità, vi prego, sull'amore.


Quando viene, verrà senza avvisare,

proprio mentre mi sto frugando il naso?

Busserà la mattina alla mia porta,

o là sul bus mi pesterà il un piede?


Accadrà come quando cambia il tempo?

Sarà cortese o spiccio di saluto?

Darà una svolta a tutta la mia vita?

La verità, vi prego, sull'amore.


L

a mostra ruota intorno a personaggi, presi a prestito dall’ambito letterario e ri-raccontati in chiave strettamente personale e autobiografica.

Il titolo cita la tavola di Giovanna d’Arco che a sua volta fa suoi i versi di Auden. Eppure la chiave di lettura della mostra ha poco a che fare con la tematica amorosa. Propone piuttosto una indagine dell’ambito narrativo-mitologico attraverso la tecnica del ritratto.

La narrazione

Nascendo come illustratrice per me è un atto naturale legarmi al testo e completare, col mio lavoro, il senso di un racconto che si trova ‘altrove’. O forse è semplicemente la mia passione per le storie che mi ha portato a riflettere sui personaggi letterari di questa galleria. Il passaggio tra letteratura e mito è breve e scontato: la mitologia è l’archetipo della narrazione.

Il ritratto

Mi piace pensare al ritratto come massima sintesi di una storia. Dove si gioca a togliere, togliere, togliere, togliere. Giovanna D’Arco ha davvero bisogno di armatura? Giuditta di un pugnale? Penelope di un telaio? Sancho di un ronzino? Hanno davvero bisogno di un luogo, di un angolo di strada, di un palcoscenico e di un altare? Ecco. Quel pugnale e quel ronzino per me sono inessenziali. Lascio che il volto diventi il ‘luogo’ narrativo. E quanto più si fa sintetico il racconto (tutto raccolto in un busto, in una bocca, nella distanza di un naso) tanto più il romanzo si fa forte. Una “biographie dramatisée” come la definiva Baudelaire.

 

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